Assolutamente sì. Si può andare dall'osteopata anche in fase acuta, dopo un attento screening for referral: una batteria di test che permette di escludere tutte le red flag e di lavorare in sicurezza sul paziente.

Come agisce la manipolazione in fase acuta

Il ruolo dell'osteopata è veicolare il paziente in una fase di ipoalgesia attraverso tecniche HVTT (High Velocity Thrust Technique). La manipolazione induce un'ipoalgesia transitoria, come un analgesico naturale: queste tecniche ad alta velocità agiscono su meccanismi neurofisiologici che permettono al sistema di rimodularsi.

Perché il corpo "si blocca"

Quando il paziente si presenta bloccato in fase acuta, bisogna ricordare che quella manifestazione è l'espressione di un sistema che sta proteggendo una zona: in quella regione è avvenuto un danno e sono in atto processi di riparazione. Il blocco, in altre parole, ha un senso.

L'importanza di intervenire subito

In queste fasi il ruolo dell'osteopata è fondamentale: lavorare sul dolore non serve a riparare più in fretta, ma a impedire che la sintomatologia vada oltre e si cronicizzi, agendo sulla rimodulazione del tono gamma. Impedire la cronicizzazione è cruciale perché, a quel punto, non si parla più solo di dolore: subentra un problema di memorizzazione corticale, con una modificazione delle vie del dolore.

In fase acuta non si parla più solo di dolore: c'è un problema di memorizzazione corticale, e inibire questa via è fondamentale.

Solo in un secondo momento sarà compito dell'osteopata capire se quel danno sia dovuto a un sovraccarico funzionale, a un trauma o ad altri fattori.